IMPRESE: TIMIDI SEGNALI DI SPERANZA. MA LA RIPRESA E’ ANCORA INCERTA

Quasi mille imprese artigiane in meno (-984), una diminuzione del Pil dell’2,1 per cento e dell’occupazione del 3,1 per cento. Inoltre  una riduzione dei consumi del 2,9 per cento e del credito del 4,5 per cento. Il sistema dell’artigianato e delle piccole imprese paga anche nel 2013 la lunga crisi dell’economia marchigiana, anche se i primi segnali della fine della fase recessiva stanno arrivando anche nella nostra regione. La conferma arriva da “Trend Marche”, il rapporto sull’artigianato e la piccola impresa delle Marche, curato dai Centri Studi di Cna e Confartigianato Marche, con il contributo delle Università di Urbino ed Ancona, dell’Istat e della Banca Popolare di Ancona.

L’indagine è stata presentata lunedì 19 maggio a Jesi, al Centro direzionale “Esagono” della Banca Popolare di Ancona. L’illustrazione di “Trend Marche” è stata preceduta dalla presentazione da parte del Centro Einaudi, del XVIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia, dal significativo titolo “Fili d’erba, fili di ripresa”, curato da Mario Deaglio e realizzato con il contributo della Bpa.

“La timida e incerta ripresa internazionale e del nostro Paese” hanno commentato i presidenti di Cna Marche Gino Sabatini e di Confartigianato Marche Salvatore Fortuna “non è ancora arrivata ad interessare artigiani e piccole imprese della nostra regione, anche se il fatturato, dopo una timida crescita dello 0,4 per cento nei primi sei mesi del 2013, ha registrato un aumento del 5,5 per cento nel secondo semestre. Questo significa che qualcosa comincia a muoversi anche nell’economia della nostra regione ma perché la ripresa si consolidi, occorrono condizioni ben precise: riforma della burocrazia, semplificazione del mercato del lavoro, riduzione del cuneo fiscale e dell’Irap, pagamento alle imprese dei debiti della pubblica amministrazione, ripresa del credito alle imprese da parte del sistema bancario, rilancio degli investimenti”.

All’iniziativa di Jesi hanno partecipato i presidenti della Banca popolare di Ancona Corrado Mariotti, della Confartigianato Marche Salvatore Fortuna e della Cna Marche Gino Sabatini. Inoltre Giuseppe Russo del Centro Einaudi, Ilario Favaretto direttore del dipartimento di Economia dell’Università di Urbino e Gianluca Gregori prorettore dell’Università Politecnica delle Marche. I lavori sono stati conclusi dal direttore generale della Bpa Nunzio Tartaglia.

MARCHE, LA CRISI E’ FINITA MA LA RIPRESA SARA’ LENTA E FATICOSA

Il 2013 segna una crescita del fatturato complessivo del 2,9% rispetto a quello del 2012 per le imprese con meno di 20 addetti. Lo ha sostenuto Ilario Favaretto direttore del dipartimento di Economia dell’Università di Urbino, presentando “Trend Marche” il rapporto sull’artigianato marchigiano.  E’ una crescita modesta se paragonata alle perdite precedenti ma importante come segnale di interruzione della tendenza negativa. Il fatturato estero incide ancora troppo poco ma la sua dinamica si conferma ben più favorevole di quella del mercato interno. Calano ancora gli investimenti complessivi (ma quelli in macchinari e impianti mostrano segni di dinamismo) e diminuiscono anche le spese per retribuzioni.

Dopo un timido progresso del fatturato nella prima parte 2013, il secondo semestre conferma la tendenza in crescita con un deciso incremento tendenziale (+5,5%), che è è sostenuto dalle dinamiche più favorevoli della componente estera della domanda e del conto proprio.

Il profilo degli investimenti permane su valori molto bassi ma i segnali di miglioramento del fatturato si ripercuotono anche sull’attività di investimento poiché il dato degli investimenti rilevato a fine 2013 segnala un aumento rispetto alla prima metà dell’anno. Gli investimenti in macchinari e impianti mostrano, in particolare, una crescita ancora più decisa, con un valore dell’indice di livello a fine 2013 più che doppio rispetto a quello di inizio anno (71,8 contro 35,4, fatto 100 il dato di inizio 2005).

L’inversione positiva del trend di domanda non trova però conferma nell’andamento delle principali voci di spesa: dopo essere cresciute lievemente per due semestri consecutivi, nel secondo semestre 2013 le spese per retribuzioni tornano a calare. All’opposto, le spese per consumi registrano un forte aumento (+19,9%).

Il fatturato del secondo semestre 2013 è in crescita tendenziale per il manifatturiero (+4,8%), per il terziario (+21,7%), per le costruzioni (+1,7%). Per le costruzioni, la seconda metà del 2013 costituisce il secondo aumento semestrale consecutivo del fatturato. La ripresa nel settore sembra dunque in atto, anche se il ritmo di crescita si riduce notevolmente tra primo e secondo semestre (da +7,9% a +1,7%) configurandosi come assai blanda e sospinta solo dai provvedimenti attuati a livello nazionale e regionale per stimolare i processi di ristrutturazione, recupero, manutenzione.

Tra le manifatture, il ridimensionamento del fatturato prosegue – pur se a ritmo sempre meno accentuato – sia per meccanica (-6,2% nel secondo semestre 2013), sia per calzature (– 3,6%). All’opposto, il fatturato continua a crescere per il tessile abbigliamento, che registra nella seconda metà del 2013 un +4,9%. Il fatturato riprende a crescere nel legno mobile (+37,7%) e nell’alimentari (+11,9%).

Tra i servizi, la seconda parte del 2013 coincide con una crescita tendenziale del fatturato per tutti e tre i settori considerati, assai decisa per i trasporti (+51,6%), rilevante per servizi a famiglie e persone (+11,2%) e per riparazioni veicoli (+6,5%). L’inversione del trend è evidente per il settore dei trasporti che, a differenza degli altri due settori, mette a segno nel 2013 due aumenti semestrali consecutivi di fatturato, per di più in forte sviluppo nel ritmo di crescita (da +7,1% a +51,6%).

DALL’EXPORT LA SPINTA ALLA RIPRESA, IL 23,6% DELLE IMPRESE MARCHIGIANE ORIENTATE AI MERCATI INTERNAZIONALI

Nelle Marche, le imprese orientate ai mercati esteri sono il 23,6%. Tale incidenza colloca la nostra regione al 4° posto in Italia.

I processi di integrazione produttiva vedono le imprese di minore dimensione partecipare alle dinamiche di esportazione sia attraverso la vendita diretta all’estero sia attraverso la produzione in subfornitura: nelle Marche, dove l’export manifatturiero dei settori a maggiore concentrazione di piccole e medie imprese rappresenta il 38,9% del totale dell’export manifatturiero (media nazionale: 26,2%), le vendite all’estero di tali comparti crescono del 2,5% nel 2013 rispetto al 2012, dinamica meno intensa del +4,2% medio nazionale.

La competitività delle imprese marchigiane è penalizzata da un importante gap nella tassazione rispetto alle imprese concorrenti: prendendo in riferimento i primi dieci mercati esteri di destinazione del made in Marche, il gap ammonta a 14,6 punti. Inoltre, la domanda internazionale è condizionata dal cambio. Se prendiamo a riferimento i primi 9 Paesi di destinazione dell’export manifatturiero marchigiano fuori dall’Eurozona, a marzo 2014 la quotazione dell’euro nei confronti del paniere di valute di riferimento del made in Marche sale del 9,3% rispetto a marzo 2013.

La nostra regione risulta specializzata nelle esportazioni di abbigliamento, comparto che contribuisce al 24,1% del totale dell’export manifatturiero della regione. Si ha poi una  forte specializzazione nelle esportazioni di calzature, che nel 2013 ammontano a 1,6 miliardi di euro, il 59,4% delle esportazioni del comparto e il 19,6% delle vendite all’estero del comparto in Italia..

Forte specializzazione regionale anche per le esportazioni di apparecchi per uso domestico. Nel corso dell’ultimo anno si registra una diminuzione del 4,3 per cento. Tra i mercati di destinazione, importante è la diminuzione delle vendite in Europa -6,4%. Le Marche sono specializzate anche nelle esportazioni del comparto del mobile, Nel 2013 le esportazioni sono diminuite del 3,3%.

Le esportazioni di beni strumentali rappresentano il 21,4% del totale delle esportazioni manifatturiere marchigiane e, rispetto al 2012, sono cresciute del 10,9%, dinamica molto più intensa della media nazionale (+2,0%). Le Marche nel 2012 presentano anche un contributo dei settori specializzati e high tech all’export del 45,4% superiore alla media nazionale di quasi cinque punti percentuali che la colloca al 7° posto in Italia

 IMPRESE MARCHIGIANE TRA INTERNET ED EXPORT

Tra le imprese artigiane e le piccole imprese che guardano all’export (23,6 per cento del totale ), solo il 13 per cento, secondo uno studio presentato da Gianluca Gregori prorettore dell’Università Politecnica delle Marche, lo fa passando attraverso il web, mentre il 33 per cento partecipa a fiere di settore e il 21 per cento si avvicina all’internazionalizzazione grazie al passaparola tra imprese. Il risultato? Una presenza poco consolidata e orientata prevalentemente ai Paesi vicini. Tra le piccole imprese, le più digitalizzate sono anche quelle più propense all’internazionalizzazione (+21 per cento) rispetto al totale delle imprese. Inoltre il 24 per cento del fatturato export  lo realizzano proprio attraverso Internet. Infine, secondo un’indagine dell’Università degli studi di Ancona, anche le imprese marchigiane che non  utilizzano Internet lo ritengono uno strumento utile per l’internazionalizzazione (92 per cento).

 

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