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ISCRIZIONI APERTE PER IL CORSO DI AGGIORNAMENTO FER: SCADENZA DOMANDE IL 14 SETTEMBRE

ISCRIZIONI APERTE PER IL CORSO DI AGGIORNAMENTO FER: SCADENZA DOMANDE IL 14 SETTEMBRE

CNA e Form.Art Marche organizzano il CORSO DI AGGIORNAMENTO FER rivolto SOLO COLORO CHE NON HANNO ANCORA ADEMPIUTO all’obbligo formativo che riguarda tutti gli installatori che abbiano conseguito la qualifica professionale per attività di installazione e manutenzione straordinaria di caldaie, caminetti e stufe a biomassa, di sistemi solari fotovoltaici e termici sugli edifici, di sistemi geotermici e di pompe di calore. L’aggiornamento formativo è necessario per mantenere la qualificazione degli installatori di impianti “FER” ottenuta al 3 agosto 2013 all’entrata in vigore del d.lgs 28/2011. 

Sede: Aula formazione CNA di Civitanova Marche – Via Einaudi, 436

Date:

27/09/2018   orario 9-13 e 14-18

04/10/2018  orario 9-13 e 14-18

 Il corso è rivolto a tutti i RESPONSABILI TECNICI e soggetti abilitati delle imprese di installazione e manutenzione straordinaria di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili (ATECO 2007/ISTAT: 35.30 – 36.00 – 43.21 – 43.22). La normativa (DGR 1749 del 17/12/2016) prevede la frequenza obbligatoria al 100%, pertanto non sono ammesse assenze e non sarà possibile recuperare le lezioni perse in altre sedi.

 Per iscriversi al corso è necessario inviare entro il 14/09/2018  a  mrossi@mc.cna.it 

–   modulo di iscrizione compilato in ogni sua parte;

–   VISURA CAMERALE nella quale compare la nomina a Responsabile Tecnico;

–   Copia documento identità partecipante.

Per il secondo, terzo, ecc… iscritto della stessa azienda e iscritto nella stessa aula, è previsto uno sconto del 20%.

INFO: CNA Territoriale di Macerata, resp. Michela Rossi, 0733/27951

DEDUZIONI FORFETARIE: RESTA SENZA RISPOSTA LA RICHIESTA DI CONFRONTO. PUBBLICATI GLI IMPORTI 2017

DEDUZIONI FORFETARIE: RESTA SENZA RISPOSTA LA RICHIESTA DI CONFRONTO. PUBBLICATI GLI IMPORTI 2017

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, alle ore 20.20 del 16 Luglio 2018, ha diffuso il comunicato stampa n° 112 con il quale sono stati resi noti gli importi delle deduzioni forfetarie di spese non documentate per il periodo di imposta 2017:
·        Trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore ALL’INTERNO DEL COMUNE IN CUI HA SEDE L’IMPRESA = euro 13,3 per ogni trasporto (35% di euro 38,00)
·        Trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore OLTRE IL COMUNE IN CUI HA SEDE L’IMPRESA = euro 38,00 per ogni trasporto
La deduzione spetta una sola volta per ogni giorno di effettuazione di trasporti, indipendentemente dal numero dei viaggi.
Il comunicato del MEF stabilisce anche la misura relativa al contributo al Servizio Sanitario Nazionale versato sui premi di assicurazione per i veicoli di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 115 Q.li:fino ad un massimo di euro 300,00 per ciascun veicolo.
Infine, lo stesso comunicato n°112/2018, precisa che, per la compensazione in F24, anche quest’anno deve essere utilizzato il CODICE TRIBUTO “6793”
È appena il caso di affermare che le somme riportate nel comunicato del MEF, disattendono le aspettative delle imprese: euro 51,00 oltre il comune e euro 17,85 in ambito comunale!
Con questa differenza, ogni impresa pagherà maggiori imposte per importi che vanno da 770 a 2.000 euro:
Ma venendo al metodo, rimane sconcertante l’atteggiamento del Ministro Toninelli che interviene su ogni questione che riguardi gli immigrati, i massimi sistemi ma, nonostante le ripetute richieste, non si cura minimamente di avviare un confronto con la categoria ed ascoltare le problematiche che ogni giorno affliggono le imprese di autotrasporto e che frenano il rilancio dell’economia!.
È oltremodo preoccupante che il Ministro Toninelli, assumendo questo atteggiamento, disattenda palesemente uno dei principali punti cardine sui cui si fonda il codice che regolamenta questo settore in caso di sciopero:
“ si rende indispensabile, per un positivo confronto che produca lo sviluppo di avanzate relazioni industriali, un concreto impegno del Governo a svolgere un’azione efficace tendente a realizzare: un contenimento programmato di tutti i costi diretti ed indiretti gravanti sul settore; una consultazione costante, e possibilmente preventiva delle organizzazioni firmatarie che attuano il presente codice; il raggiungimento di obiettivi di competitività del settore in campo nazionale e comunitario; la realizzazione di una politica organica che dia come risultato profondi mutamenti strutturali del settore “.
Le richieste di incontro avanzate al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono drammaticamente in sintonia con gli impegni sanciti dal codice di autoregolamentazione e che coloro che si alternano alla guida di questo Dicastero, dovrebbero avere bene in mente.
Sono 117.784 (al 31.12.2017) le imprese di autotrasporto iscritte alla CCIAA; di queste di queste 81.103 (68,86% del totale) sono imprese artigiane (sino a 8 addetti): tutte rivendicano il diritto al confronto ed al lavoro!
Il sistema trasportistico italiano, è uno dei settori maggiormente colpiti dalla congiuntura economica: dal 2008 al 2017 26.946 imprese di autotrasporto cessate.
Per risollevarlo occorrono immediati interventi sui mali endemici che lo affliggono: estrema polverizzazione del settoreelevati costi di gestione e conseguente dumping sociale perpetuato dalle imprese estere, assenza di una incisiva politica europea che promuova condizioni di partenza uguali per tutti, carenza di valori indicativi di riferimento che garantiscano sicurezza stradale ed adeguatezza sociale.
In queste condizioni in Italia “sbarcano” ogni giorno flotte di camion targati Polonia, Romania, Bulgaria, Slovacchia ed altri Paesi dell’Est UE ; in questi territori il salario minimo di riferimento è inferiore a euro 500/mese mentre il costo del gasolio per autotrazione è pari a euro 1,09 per la Bulgaria, euro 1,16474 per la Polonia e di euro 1,26 per Romania e Slovacchia. A maggio 2018 il prezzo del gasolio in Italia era pari a euro 1,50: dai 24 ai 40 centesimi in più a litro!!.
Soltanto i vettori polacchi, in Europa, hanno incrementato l’attività di cabotaggio del 120% (Lituania =+109% – Repubblica Ceca = +152% – Slovacchia = +116% – dati 2014 – Fonte: ANFIA su dati Eurostat:http://www.anfia.it/allegati_contenuti/Focus_Trasporto_Merci_Su_Gomma_Febbraio2016def_2.pdf )
Per l’autotrasporto italiano con queste differenze non c’è partita!.
Se a questo aggiungiamo il riconoscimento di importi minori rispetto a quelli attesi per le deduzioni forfetarie (aggravio sulle imposte che va da 770 a 2 mila euro per ogni impresa che guida personalmente il proprio mezzo), il previsto taglio sul fondo destinato ai pedaggi autostradali (48 milioni di euro in meno nel 2019 e 2020: altro che taglio sulle intermediazioni dei consorzi, come dice qualcuno) e su quello riservato alrimborso delle accise (fondo decurtato del 15% a partire dal 1° Gennaio 2019: 254.655.000 euro in meno ), l’autotrasporto italiano collassa!
Toninelli, Salvini, Di Maio ed il Presidente del Consiglio dei Ministri, facciano la voce grossa con l’Europa non solo per il problema degli sbarchi degli immigrati ma anche per armonizzare le condizioni di lavoro delle imprese europee, almeno in tema di costo del lavoro e costo del carburante!.
Per ribadire che la normativa europea che non può prevedere, almeno sino a quando non vi siano uguali condizioni di partenza, ulteriori liberalizzazioni.
Il Governo italiano intervenga per portare le imposte sul gasolio sotto il 50% del costo complessivo alla pompa (in Italia tassazione ed accise incidono per il 59,9%, secondo posto per maggiori imposte applicate, prima di lei solo il Regio Unito)
I maggiori costi che devono sopportare le imprese di autotrasporto, non aiutano certamente la sicurezza nella circolazione stradale.
Per questo motivo si chiede al Ministro Toninelli di ripristinare, nella formula originaria pubblicata dal MIT il 24.2.2015, i valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio.
L’obiettivo principale di questo strumento, è quello di coniugare la libera determinazione dei prezzi di trasporto, con l’esigenza di garantire che le operazioni di trasporto si svolgano nel rispetto delle norme di sicurezza della circolazione stradale e sociale!
Il Governo del Tirolo Austriaco, il 22 Marzo 2018, ha emanato un provvedimento (per motivi ambientali) che impone il contingentamento del transito dei mezzi pesanti in territorio austriaco; una limitazione cadenzata di 300 mezzi pesanti all’ora, che ha creato e sta creando tutt’ora notevoli disagi alle imprese di autotrasporto che si trovano a transitare su questa direttrice di traffico: chilometri di coda con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza, impatto ambientale e diminuzione della velocità commerciale!.
Quello del Brennero e l’attraversamento del Tirolo rappresenta senz’altro l’asse più utilizzato per lo spostamento delle merci tra l’Austria e l’Italia, se al nuovo esecutivo sta veramente a cuore la convivenza con l’Europa senza vassalli e valvassori, che si facciano rispettare anche su questo argomento e determinino il ripristino immediato della regolarità nella circolazione!
Le imprese di autotrasporto lamentano da tempo la diffusa carenza di personale negli organici degli uffici territoriali delle motorizzazioni con conseguenze che, in particolare, si riversano sugli autotrasportatori in termini di biblici allungamenti dei tempi di effettuazione delle operazioni di revisione dei veicoli pesanti che, per questi mezzi, va assolta ogni anno.
Effetti che ricadono sulle imprese che lavorano con l’estero in quanto con il solo foglio che annota la revisione posticipata ( rispetto alla data di scadenza prevista sul libretto di circolazione ), non possono circolare all’estero, ma anche sulla sicurezza di tutti gli operatori del settore e dell’intera comunità!
I veicoli vengono infatti sottoposti, ogni anno, a revisione per assicurare che circolino in condizioni di massima efficienza, tale da garantire la sicurezza e da ridurre il rumore e l’inquinamento.
A tal proposito, considerato che di una efficacie implementazione del personale dipendente non se ne parla ( il comma 565 della Legge di Bilancio 2018, autorizza, per il 2018, l’assunzione di 80 persone: una goccia d’acqua in un oceano), si chiede al Governo di modificare il codice della strada in maniera tale da consentire, con i necessari accorgimenti, la possibilità di effettuare anche le revisioni dei veicoli pesanti presso centri privati ( come già accade per i veicoli sino a 35 Q.li di massa complessiva a pieno carico ).
Cambiamento dovrebbe esserci anche nei tempi di pagamento dei servizi di trasportospesso da 90 a 180 giorni di attesa prima di incassare!
Questo Governo dovrebbe coerentemente prendersi a cuore anche questa problematica, introducendo innovazioni che producano effetti concreti nella velocizzazione dei tempi di pagamento come quella, ad esempio, di estendere a tutti ( oggi condizione valida solo per le imprese in contabilità ordinaria: legge di Bilancio 2017, commi da 17 a 23), la possibilità di pagare le imposte solo al momento in cui viene incassata la fattura e, di rendere deducibili le fatture passive solo quando pagate.
L’autotrasporto non merita di essere figlio di un Dio minore, neppure in termini di fatturazione elettronica di carburanti.
La proroga al 1° Gennaio 2019 è stata concessa per tutte le imprese che si riforniscono presso distributori stradali di carburanti ma non a quelle che attingono alle cisterne private come nel caso delle numerosissime aziende di autotrasporto che aderiscono a consorzi e cooperative che, oltretutto sono ancora in attesa di avere chiarimenti operativi come nel caso della c.d. “compensazione” (tra la fattura emessa dal consorzio per la vendita del carburante e quella del consorziato per i servizi di trasporto prestati).
Una disparità di trattamento che crea disagi e confusione e che pertanto si chiede di recuperare estendendo la proroga anche a chi effettua il rifornimento presso cisterne private di carburante.
Incertezza e difformità di comportamento sono state denunciate anche in materia di modalità di rilascio delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali.
La Direttiva MIT n°293/2017, del 15 Giugno 2017, la cui elaborazione si è avviata dopo che l’incidente del 28.10.2016 in cui era stato coinvolto un trasporto eccezionale di coils e che aveva fatto riemergere tutte le difficoltà mai risolte di questo comparto, non ha ottenuto l’effetto desiderato, la situazione di criticità è rimasta immutata se non peggiorata perché nessun Ente si vuole assumere responsabilità.
La stragrande maggioranza degli enti territoriali è ben lungi dalla realizzazione di un “catasto delle strade” (1992= Art. 401, DPR 495/92 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada) che indichi i transiti più sicuri e, gli oneri per l’effettuazione delle opportune e preliminari verifiche, confliggono, spesso, con le disponibilità economiche degli Enti territoriali; da ciò deriva un maggiore irrigidimento delle procedure e la richiesta sistematica di asseverazioni dello stato delle infrastrutture a carico delle imprese richiedenti l’autorizzazione al transito.
Lo sportello unico previsto dalla Direttiva per dare ai vari enti uniformità di comportamentiè stato attuato da pochissime virtuose realtà territoriali, occorre che il Governo ne stimoli la sua attuazione.
Il problema del transito in sicurezza nelle infrastrutture viarie, non riguarda soltanto i trasporti eccezionali e/o in condizioni di eccezionalità
Le criticità di ponti, cavalcavia e sovrastrutture viarie che sistematicamente stanno emergendo in più parti del sistema stradale italiano, rischiano di isolare regioni importanti come, ad esempio, quelle che interessano i due versanti del fiume Po’ ( Lombardia – E. Romagna).
Queste carenze frenano irrimediabilmente lo sviluppo delle economie che interessano il Paese, il Ministro Toninelli non può esimersi da un intervento immediato in materia.
Così come non si può ulteriormente lasciare in sospeso un intervento organico in tema di “divieti di circolazione” che riesca a contemperare le esigenze di sicurezza stradale, con gli effetti che i divieti stessi determinano sulla attività di autotrasporto nonché sul sistema economico produttivo nel suo complesso.
La normativa di riferimento è purtroppo datata e ogni anno le rappresentanze vettoriali ma anche della committenza e della logistiche, sollecitano il Ministero a impostare integralmente e su basi diverse il calendario dei divieti, affinché i giorni dei divieti non siano oggetto di continue negoziazioni con i Ministeri dei Trasporti (competente alla decretazione) e dell’Interno (Prefetture e Polizia Stradale), con ANAS e AISCAT (gestioni stradali e autostradali), e le deroghe possano essere autorizzate su basi di maggiore certezza, soprattutto per quanto riguarda i trasporti di merci deperibili (agro-alimentare), le esigenze di continuità produttiva (cicli industriali), logistica (intermodalità e trasporti internazionali) e commerciale (grande distribuzione e e-commerce).
Ad esempio, il TAR del Lazio si è recentemente pronunciato in merito al ricorso presentato dal CODACONS in materia di divieti di circolazione ed in particolare sulla possibilità di conseguire permessi in deroga.
A seguito di tale sentenza, alcune Prefetture hanno sospeso il rilascio dei permessi in deroga in attesa di determinazioni – precisazioni del Ministero competente determinando difficoltà operative e danni economici a tutte le imprese dei settori interessati.
L’autotrasporto italiano si auspica che, quanto prima, sia convocato dal Ministro Toninelli, avviando così un percorso per dare la giusta attenzione anche a queste tematiche che sono parte importante delle esigenze complessive del settore.
Rispetto a tutto ciò ed ai conseguenti sviluppi sulla proclamazione di fermo, qualsiasi decisione si prenderà, un cosa è certa: va preservata l’unitarietà della categoria!
Il valore e l’efficacia dell’azione collettiva non possono misurarsi sulla base degli individualismi, su criteri formali di maggioranza relativa dei consensi bensì, sulla forza di un pluralismo vitale e costruttivo che sappia affrontare pazienti negoziazioni e garantire il risultato a tutti!.
In caso contrario sarà la fine perché, come in una “matriosca”, oggi ci sfilano le deduzioni, domani i pedaggi e le accise, dopodomani la formazione e gli investimenti e, alla fine: perdiamo la capacità e la forza di rappresentanza!
Gli effetti sarebbero deleteri per tutti!!
MATELICA: IL 24 LUGLIO INAUGURAZIONE UFFICIO CNA E INCONTRO SU WELFARE E COESIONE SOCIALE

MATELICA: IL 24 LUGLIO INAUGURAZIONE UFFICIO CNA E INCONTRO SU WELFARE E COESIONE SOCIALE

La CNA di Macerata organizza per martedì 24 luglio alle ore 18.15 a Matelica l’incontro pubblico dal titolo “Welfare e coesione sociale: operatori a confronto”  sul tema del welfare aziendale e dei servizi sociali ai cittadini. Il convegno sarà preceduto dall’inaugurazione dell’ufficio di Matelica di via Cesare Battisti 44-46, alle ore 17.30. L’obiettivo dell’incontro è fare il punto sui servizi offerti dagli Ambiti Sociali Territoriali, dal COSS MARCHE, importante società che si occupa di servizi alla persona, e non in ultimo dal patronato Epasa-Itaco della CNA.

Il Welfare aziendale è una realtà in continua evoluzione nel nostro Paese, verso la quale è cresciuto l’interesse anche a seguito degli interventi della Legge di Stabilità 2016 prima e della Legge di Bilancio 2017 poi, che hanno inteso sensibilizzare anche le piccole e medie imprese all’approccio verso questo strumento. Per Welfare aziendale si intende quell’insieme di interventi posti in essere dal datore di lavoro allo scopo di migliorare il benessere dei propri dipendenti. In un contesto caratterizzato da un lato dalla contrazione delle risorse destinate al welfare pubblico e dall’altro da un costante incremento dei bisogni di assistenza della popolazione e da una diminuzione del potere di acquisto dei salari, le imprese possono svolgere un ruolo sociale importante, mettendo a disposizione dei dipendenti e dei relativi familiari servizi che ne migliorino la qualità della vita. Il legislatore inoltre, per incentivare ulteriormente una politica di welfare aziendale, ha previsto anche un intreccio di questa con la contrattazione di produttività.

Temi che saranno approfonditi nell’incontro di martedì prossimo: dopo i saluti del sindaco di Matelica Alessandro Delpriori e l’introduzione di Michela Rossi, funzionaria CNA Macerata, si alterneranno gli interventi di Alessandro Righi, consulente crediti speciali SRGM, che illustrerà il bando FESR per le imprese sociali, Alessandro Ciglieri di COOS Marche, Valerio Valeriani, Coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale XVII.

Le conclusioni saranno affidate al presidente di CNA Servizi Imprese Maurizio Tritarelli.

Alle 19.30 aperitivo.

INFO: CNA Territoriale di Macerata, 0733/27951

A MACERATA GLI IMPRENDITORI LAVORANO 225 GIORNI ALL’ANNO PER PAGARE LE TASSE. 12 AGOSTO SCATTA IL TAX FREE DAY

A MACERATA GLI IMPRENDITORI LAVORANO 225 GIORNI ALL’ANNO PER PAGARE LE TASSE. 12 AGOSTO SCATTA IL TAX FREE DAY

A Macerata, nel 2018, un imprenditore artigiano medio paga il 61,7% di tasse (nel 2017 era il 61,5% mentre nel 2011 il 59,5%), potendo contare su un reddito di poco superiore ai 19 mila euro. Il 12 agosto festeggerà il Tax Free Day, giorno della liberazione dalle tasse, smettendo di lavorare per il fisco e iniziando a guadagnare per se stesso e la sua impresa. A conti fatti, vuol dire che lo stesso imprenditore nel 2018 lavora 225 giorni per pagare i tributi, mentre sono solo 140 i giorni lavorativi da cui può trarre un guadagno da destinare, ad esempio, ai consumi familiari. *

Sono gli esiti dello studio dell’Osservatorio sulla Tassazione delle Pmi, condotto per il quinto anno da CNA Nazionale su 137 comuni italiani, compresi tutti i capoluoghi di provincia. Nella classifica stilata Macerata si posiziona all’82esimo posto (perdendo due posizioni sul 2017) su 137 comuni analizzati, dove al primo posto c’è Gorizia (già “liberata” dalle tasse il 14 luglio) con il 53,8% di tassazione e all’ultimo Reggio Calabria con il 73,4% (per la quale la liberazione scatterà non prima del 24 settembre).

Lo studio dell’Osservatorio nazionale “parla chiaro – dice il Presidente CNA Territoriale Giorgio Liglianila pressione fiscale media sulle pmi maceratesi cresce dello 0,2%. Negli ultimi anni il picco negativo è stato raggiunto nel 2014, quando l’imposizione era al 64,8% e il reddito annuo era poco più di 17.500 euro. A questo proposito segnaliamo che il reddito medio dell’imprenditore tipo a Macerata è sceso, dal 2011 ad oggi, di ben 1.100 euro. La pressione fiscale del capoluogo maceratese è superiore alla media nazionale, che è del 61,4% con un trend di crescita”. Dall’analisi condotta – aggiunge Liglianiemerge in maniera netta come l’applicazione di alcuni dei correttivi segnalati dalla CNA potrebbero invertire una tendenza pericolosa, che vede l’imprenditore lavorare sempre più per un’ingombrante socio pubblico invece che per i bisogni suoi e della propria attività”.

La crescita della pressione fiscale sulle pmi non è ineluttabile – annuncia il Direttore Generale della CNA di Macerata Luciano Ramadoriinfatti l’applicazione contemporanea di tre tra le misure suggerite da CNA determinerebbe un calo dell’imposizione fino al 53,5%. Per questo chiediamo l’aumento della franchigia Irap da 13 a 30 mila euro, l’adozione del regime Iri al 24% e, soprattutto, l’introduzione della totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali delle imprese, cioè capannoni, laboratori, negozi. A questo – prosegue – si devono aggiungere l’introduzione della Flat tax in modo progressivo e credibile, prevedendo la riduzione delle aliquote IRPEF a partire da quelle più basse del 23% e del 27% ed eliminando la discriminazione attuale operata dalle detrazioni da lavoro delle piccole imprese personali, oltre all’estensione del regime forfetario a tutte le imprese individuali e professionisti con ricavi inferiori a 100.000 euro”.

CNA Macerata sostiene che, per riequilibrare un sistema fiscale insopportabile, sia necessario garantire maggiore equità nel prelievo tra i diversi redditi da lavoro e invertire sensibilmente la tendenza a trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli, asfissianti per strutture leggere come quelle delle piccole imprese, oltre ad usare in modo intelligente la leva fiscale per aumentare domanda interna e investimenti.

*Stima riferita ad un’impresa individuale, con un impiegato e quattro operai, un laboratorio di 350 metri quadrati e un negozio di 175, 431 mila euro di fatturato e 50 mila euro di utili.

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